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MUSEI DI BRESCIA

 

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Capitolium

Il Capitolium o Tempio Capitolino è un tempio romano situato a Brescia, l'antica Brixia. Insieme al teatro e ai resti del foro costituisce il più importante complesso di rovine e resti di epoca romana presenti in Lombardia e, allo stesso tempo, la testimonianza maggiore dell'insediamento romano che, anticamente, costituiva il centro della città antica. Situato in Via Musei, nel cuore del centro storico della città di Brescia, si affaccia imponente sull'omonima Piazza del Foro, realizzata in epoca successiva sulla base dell'originale foro romano e rialzata di 4,5 m rispetto al livello delle rovine, poste all'altezza dell'antico decumano massimo, alle quali si può oggi accedere tramite scale appositamente realizzate.

La costruzione dell'edificio è da attribuire a Vespasiano, tra il 73 e il 74. La sua "paternità" è confermata dalla scritta originale riportata sul frontone:
IMP. CAESAR.VESPASIANUS.AUGUSTUS.
PONT . MAX . TR . POTEST . IIII. EMP . X. P. P. CAS . IIII
CENSOR

Il tempio venne realizzato sopra un precedente tempio repubblicano e la sua edificazione si deve alla vittoria dell'Imperatore sul generale Vitellio, nella pianura tra Goito e Cremona. Distrutto da un incendio durante le incursioni barbariche che afflissero l'Europa nel IV secolo d.C. e mai più ricostruito, venne sepolto da uno smottamento del colle Cidneo durante il medioevo. Il tempio venne riportato alla luce solamente nel 1823 grazie all'appoggio del Comune di Brescia e dell'Ateneo, che demolirono le case popolari e il piccolo parco (Giardino Luzzaghi) realizzati anni prima sul terreno ormai spianato al di sopra della costruzione, riportando alla luce l'antico centro della Brixia romana. Il complesso venne parzialmente ricostruito attraverso l'utilizzo di mattoni, i quali permisero la ricomposizione delle colonne corinzie, di parte del pronao e delle tre celle posteriori alla facciata, attualmente utilizzate come museo lapidario, mentre il piano superiore è adibito a museo archeologico. Delle antiche colonne solamente una è ancora presente completamente integra per tutta la sua lunghezza, ovvero la prima a sinistra, ben riconoscibile perché interamente bianca e non completata dai mattoni. Questa colonna era inoltre l'unico resto che affiorava ai primi dell'Ottocento, quando la zona non era ancora stata indagata archeologicamente, tanto che la sua sommità veniva utilizzata come tavolino nel giardino sul retro di un piccolo caffè sorto in quel punto. Il tempio principale è contornato da un terrazzo su tre lati e chiuso posteriormente da due portici diretti verso il teatro. L'area poteva essere raggiunta da una prima scalinata, mentre una seconda portava al pronao, il quale forse ospitava due fontane. Dietro l'avancorpo della facciata esastila (ovvero con sei colonne sul fronte principale) in stile corinzio, si aprono tre celle separate da intercapedini, ognuna ospitante un altare dedicato a tre rispettive divinità, oggi identificate come Minerva, Giove e Giunone. Pregevole e ben conservata è la soglia della cella centrale, la più ampia, realizzata in marmo di Botticino. Si trova in questa cella anche il più imponente dei tre podi, posti al centro di ognuno dei sacelli, sul quale si osserva uno zoccolo in pietra a due gradini. La cella centrale e quella di sinistra sono tutt'oggi provviste dell'originale pavimentazione, in marmo e breccia africana, ornati da bellissimi mosaici ben conservati e restaurati, mentre è andato perduto quello della cella di destra. È quasi accertata la presenza di una quarta cella, situata più a est, probabilmente dedicata a Bergimo, dio di provenienza celtica. È infine presente un'ultima cella, che faceva parte dell'antico tempio repubblicano sul quale venne poi edificato il Capitolium, situata al di sotto della struttura di epoca imperiale, risalente addirittura al I secolo a.C. e oggi chiusa al pubblico per il restauro dei bellissimi affreschi che ancora sono conservati al suo interno. Il timpano, largamente ricostruito, era molto probabilmente ornato da alcune statue e la sommità (acroterio) doveva essere composta da un grande gruppo statuario. Il tempio poteva essere ammirato dalla grande piazza un tempo antistante ad esso (l'omonima Piazza del Foro che oggi si apre davanti al tempio non si discosta di molto dalle originali dimensioni), che al tempo rappresentava sicuramente il centro nevralgico della vita politica e mondana, delle feste e dei mercati e che era chiusa da un porticato, di cui rimane un'unica colonna corinzia in parte sorretta da una struttura di epoca posteriore. Sul pavimento al disotto di essa, è incisa quella che potrebbe essere una rudimentale scacchiera, probabile passatempo dei mercanti che avevano bottega qui. Alcuni elementi strutturali che affioravano dal terreno vennero riutilizzati come materiale da costruzione, come le formelle che probabilmente decoravano il soffitto del pronao riutilizzate per la facciata della chiesa del Santo Corpo di Cristo. È inoltre fondamentale ricordare il grande teatro situato a destra del tempio, dalla caratteristica forma ad emiciclo, in parte sfregiato dalla presenza di Palazzo Maggi, una residenza signorile edificata proprio sulle gradinate. Allo stesso modo, altre costruzioni sorgevano anticamente sulla stessa area, ma vennero tutte demolite durante i lavori di restauro per recuperare i resti del teatro: solamente Palazzo Maggi venne conservato poiché, per certi versi paradossalmente, contiene tutt’oggi numerosi affreschi di importante valore storico e culturale, assieme ad una struttura originaria risalente ai primissimi anni dell’abbandono del foro e quindi ospitante pregevoli resti murari e bellissime pavimentazioni a mosaico di tarda epoca romana. Le dimensioni del teatro sono ancora oggi del tutto rispettabili: basti pensare che, al tempo, nell’Italia settentrionale era secondo in grandezza solamente all’Arena di Verona.

 

Museo delle Armi Luigi Marzoli

 

Il Museo delle Armi Luigi Marzoli, che si trova nel Mastio Visconteo del Castello della città di Brescia, espone una delle più ricche e storicamente interessanti raccolte di armi antiche d'Europa.
Questa raccolta è il frutto del munifico lascito testamentario, 26 gennaio 1965, con cui l'imprenditore Luigi Marzoli di Palazzolo sull'Oglio legò al comune di Brescia la propria collezione privata di armi antiche, raccolte in un cinquantennio di attente ricerche in Italia e nel mondo.

Le armi, fra le quali sono presenti alcuni rari esemplari di eccelsa fattura tecnica e artistica, sia da fuoco che bianche, sono state sistemate in locali appositamente recuperati e restaurati del Mastio del Castello di Brescia che per la sua struttura rappresenta una coerente cornice storica e contribuisce a esaltare quel ricordo di antico che le armi stesse emanano.
Una selezione di esse è esposta nel palazzo cinquecentesco Duranti-Marzoli di Palazzolo sull'Oglio, di proprietà della famiglia Marzoli, dove è nata la collezione.
Il palazzo, con le sue forme imponenti, rappresenta una collocazione prestigiosa per le armi esposte, quasi fosse il loro habitat originario.

La collezione Marzoli si pone tra le prime in Europa assieme a quelle del Museo Stibbert di Firenze, dell'Armeria di Castel Gandolfo, dell'Armeria di Napoli e di quella di Torino sia per la quantità che per la qualità delle armi esposte.
Sono armi costruite nel periodo che va dal XV al XVII secolo per le quelle bianche e fino al XVIII per quelle da fuoco, espressione della capacità e abilità di artigiani prevalentemente lombardi. « Prove esemplari di una perizia tecnica e di un gusto artistico di maestranze che erano rimaste fedeli ad uno standard di qualità e serietà. »
(Francesco Rossi, Guida del Museo delle Armi Luigi Marzoli, Brescia, Grafo, 1988)

L'esposizione è costituita da armature e parti di armature, a carattere prevalentemente difensivo, del XV-XVII secolo, di armi bianche corte e lunghe da pugno e in asta del XV-XVII secolo e di armi da fuoco corte e lunghe ivi compresi 15 cannoni del XV-XVIII secolo.
Particolarmente interessanti e belle le armature da cavalleria, celate, petti e schiene, schiniere, gambiere, scarselloni, spallacci, testiere e barde per i cavalli tipiche dell'artigianato lombardo.
Accanto a queste, dalla funzione difensiva, sono esposti spadoni, spade, stocchi, pugnali e mazze chiaramente offensivi. Tipico lo stocco, sottile e acuto, fatto per inserirsi tra le piastre delle armature avversarie e squarciarle quasi come per aprire crostacei d'acciaio.
Le celate, a difesa della testa, molte riccamente incise, richiamano simbolismi medievali che raccontano una cavalleria mitica, ma lontana dalla realtà.
Affascinanti le armature complete da cavaliere, sia da guerra che da parata, manifestazioni dell'abilità meccanica raggiunta dagli artigiani bresciani che li ha resi famosi in tutta Europa.
I corsaletti finemente cesellati testimoniano una finezza artistica unica.
Particolarmente belle le armature da parata cinquecentesche delle guardie papali che assieme alle rotelle da pompa sono più oggetti d'arte che strumenti bellici.
Meravigliano per la loro originalità alcune armature da parata per bambini, segno di una società militaresca e aristocratica.

Numerose le armi offensive corte tra cui si distiguono per originalità gli enormi spadoni a due mani, utili a falciare le armi in asta, e le cinquedee, specie di spade corte e larghe. A queste si affianca una lunga serie di armi in asta, quali falcioni e alabarde di varia forma e tipologia, alcune artisticamente incise. Le armi da fuoco seicentesche con accensione a focile  sono ampiamente rappresentate sia nella versione corta che lunga, quali pistoletti, pistole, terzette, mazzagatti per la prima e archibugi, carabine, schioppi, trombini e fucili per la seconda.
Nella produzione di armi da fuoco eccelsero, per quanto riguarda l'Italia, gli artigiani bresciani della Valtrompia, particolarmente del distretto di Gardone Val Trompia, dove la disponibilità delle materie prime, dell'acqua necessaria per il funzionamento delle macchine idrauliche unita a una capacità tecnica affinata in secoli di produzione armiera resero possibile una tradizione che dura ancora.

 

Pinacoteca Tosio Martinengo

 

La Pinacoteca Tosio Martinengo è ospitata nel palazzo Martinengo da Barco in piazza Moretto 4 a Brescia.

La prima pinacoteca risale al 1851 e aveva sede nel Palazzo Tosio ed era costituita dalle collezioni artistiche del conte Paolo Tosio (1832) e da altri dipinti e oggetti provenienti da chiese soppresse o edifici distrutti.
Successivamente, nel 1884 il conte Leopardo Martinengo da Barco fece dono al Comune del suo palazzo nonché della propria biblioteca e delle sue collezioni scientifiche e d'arte; nel palazzo Martinengo da Barco venne quindi trasferita anche la collezione Tosio.
La pinacoteca venne inaugurata nel 1908 e si arricchì successivamente di altri lasciti e acquisizioni. La ricca sezione disegni e stampe custodisce la grande collezione Fè d'Ostiani di dipinti giapponesi e cinesi su carta e seta.
Il museo ospita anche mostre temporanee.

Il museo propone, lungo un percorso di 25 stanze, la storia dell'arte bresciana dal Trecento al Settecento, con opere di Raffaello, del Moretto, del Romanino e di Lotto.

MUSEI DI BRESCIA

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