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MONUMENTI DI BRESCIA

 

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"Duomo vecchio" o "Rotonda" di Brescia

 

Il "Duomo vecchio" o "Rotonda" di Brescia eretto verso la fine dell'XI secolo dai maestri comacini (corporazione di imprese itineranti composte da muratori specializzati), sui resti dell'antica basilica hiemale (invernale, dal latino hieme = "inverno") di Santa Maria Maggiore del VI-VII secolo, distrutta probabilmente nell'incendio del 1097. Contiene capolavori di Palma il Giovane, del Moretto, del Romanino. L'edificio che si trova in Piazza del Duomo, rappresenta un perfetto simbolo dell'architettura romanica.
Ospita importanti opere del Moretto, tra cui: l'Assunta, gli evangelisti Luca e Marco, la Cena dell'agnello pasquale, Elia e l'Angelo; due tele del Romanino e una di Franco Maffei. È dotato di un grandioso organo del 1536 realizzato da Gian Giacomo Antegnati. Custodisce il Tesoro delle SS. Croci e la Croce del Campo che un tempo veniva issata sul Carroccio.

In origine era dotato di due ingressi, ora non più utilizzati. Ha corpo a pianta circolare sorreggente un grandioso tamburo a corsi regolari di pietra a vista. L'austera semplicità della muratura viene alleggerita da sottili lesene che scompartiscono il tamburo superiore, dal fregio di archetti in cotto nel sottotetto, da profonde nicchie e dai tre lucernari ad occhio. Il portale venne eretto nel 1708 dopo il crollo della torre campanaria di cui all'interno sono conservate le rampe di scale. Ha un ampio vano centrale con una cupola emisferica che poggia su otto archi sostenuti da pilastri. All'ingresso è posizionato il sarcofago (in marmo rosso di Verona) di Berardo Maggi. Scendendo le scale davanti al presbiterio si accede alla cripta di San Filastrio (VII-VIII secolo) formata da cinque navatelle e tre absidi semicircolari. In questa cripta fu deposto il corpo di Ludovico II ( re, imperatore e pronipote di Carlo Magno) poi trasportato solennemente a Milano nella Chiesa di Sant'Ambrogio.

 

Broletto Brescia

Il Broletto venne costruito nel corso del Duecento secondo lo stile romanico ed elementi di gusto gotico. Il luogo in cui venne edificato era originariamente un orto e giardino, definito come brolo, da cui la costruzione prende il nome. La facciata venne sottoposta a lavori di restauro nell'Ottocento e presenta finestre trifore e quadrifore. Al centro della costruzione si trova un cortile ornato da una fontana del Settecento. La Loggia delle Grida, che si affaccia su Piazza Paolo VI, è un rifacimento dei primi del Novecento. Il lato rivolto a sud è caratterizzato da un balcone del Seicento e da trifore e quadrifore per illuminare la grande Sala del Maggior Consiglio. Il Broletto venne costruito inglobando la torre Poncaroli e la Chiesa di Sant'Agostino, di cui rimane visibile la facciata.

 Il Broletto fu eretto fra il XII e il XIII secolo, a lato del Duomo Nuovo di Brescia, ed è considerato fra i palazzi municipali più eleganti della Lombardia. Così chiamato perché costruito su un’area prima adibita a brolo, ossia ad orti, l’edificio è massiccio e severo e appare corroso dal tempo: tuttavia, nonostante le numerose trasformazioni ed aggiunte realizzate dai Visconti, dai Malatesta e dai Veneziani, la costruzione presenta ancora qualche elemento che testimonia l’originario stile romanico. Il Broletto è stato a lungo occupato dai magistrati della repubblica: attualmente è sede di pubbliche amministrazioni.
L’esterno è dominato dalla Torre del Popolo, detta del “Pégol”, e dalla chiesa di Sant'Agostino. La notevole facciata, caratterizzata da trifore e quadrifore, fu restaurata nel corso dell’Ottocento.
L’interno è formato da un ampio cortile, che si raggiunge superando un bell’ingresso decorato con affreschi del Trecento. Al centro del cortile s’innalza una preziosa fontana settecentesca; ai lati si allungano due bei porticati. L'ala più vecchia del cortile costeggia il Duomo e si appoggia alla torre. In un secondo cortile, chiamato settentrionale, è stato scoperto un bel loggiato del Quattrocento, voluto da Pandolfo III Malatesta. Nella via attigua al Broletto, si notano ancora tracce interessanti di architettura romana, con finestre tipiche ed ornamenti di diverse epoche.

 

Teatro Grande di Brescia

Il Teatro Grande di Brescia venne costruito, e rimodernato più volte, in un arco di tempo che va dalla prima metà del XVIII secolo fino a metà del XIX.
Il nome "Grande" deriva dalla precedente denominazione "Il Grande" in onore di Napoleone Bonaparte.

Il Teatro vero e proprio sorge sul luogo di un primo teatro pubblico, costruito intorno al 1664. Esso, a sua volta, si era sviluppato sull'area concessa, nel 1643 dalla Repubblica di Venezia all'Accademia degli Erranti che vi edificò la propria sede ad opera degli architetti Avanzo. La costruzione era inizialmente delimitata dalle mura meridionali della cittadella. L'Accademia riuniva la nobiltà cittadina in varie attività di esercizio equestre e di scherma, matematica, morale e ballo. Il palazzo era composto da una vasta sala superiore, raggiunta da un maestoso scalone, e da un portico al pian terreno. Il porticato circondava un'area che gli accademici utilizzavano come maneggio, poi adattata a teatro con due interventi, nel 1664 e nel 1710.

« Hic reparatis Hephesi ruinis Cynthia comitata musis vallata Amazonibus Non errat errando. Haec si cupis intueri quis quis es Uno dempto Herostrato ascende viator. »
(Motto degli Accademici Erranti affisso sul portone principale)
Il teatro del 1664 venne rifatto nel 1735-39 dall'architetto Manfredi, con la collaborazione di Antonio Righini e Antonio Cugini, due noti scenografi ed architetti teatrali dell'ambito dei Bibbiena padre e figlio. Nel 1745 al portale seicentesco vennero aggiunte due aperture minori, che conducono ad una scalinata ed all'atrio. Nel 1760-69 venne aggiunto un ridotto, quale sala accademica degli Erranti, in stile rococò, realizzato dall’architetto Marchetti e affrescato dal Battaglioli, dal Giugno e dallo Scalvini. La copertura è arricchita da un vasto affresco del veneziano Francesco Zugno, con figure allegoriche celebrative delle Arti e delle Scienze. Dal ridotto si accede alla sede della ‘Reggenza’ dell'Accademia, oggi caffetteria, affrescata nel 1787 dal Tellaroli, ed ancora ad una saletta affrescata nel 1811 dal Teosa, con raffigurazioni allusive al gioco d'azzardo, che vi si praticava.

Nel 1780 venne aggiunto un nuovo porticato, realizzato dagli architetti Vigliani e Turbini. Nel 1789, lo stesso Turbini ridisegnò la facciata conservando, della preesistente opera seicentesca, tre finestroni sul fronte verso corso Zanardelli.
Nel 1806 l'architetto Luigi Canonica, il maggiore progettista teatrale dell’epoca, ricostruì la sala "a ferro di cavallo", con cinque ordini di palchi, i due superiori trasformati nel 1904 in galleria e loggione. La vecchia sala del 1735, venne demolita nel 1809 e sostituita dalla nuova, inaugurata nel 1810, con un grande spettacolo operisitico musicato per l'occasione dal Mayr. La decorazione, opera del Teosa, rappresentava una allegoria delle vittorie di Napoleone, dipinte dal Vantini, mentre il palco reale venne ornato di una sovraporta con una allegoria della Notte (ancora esistente).
Nel 1862 lo scenografo parmigiano Magnani disegnò una nuova decorazione della sala, con fastosi ornati neobarocchi, mentre la volta veniva affrescata dal pittore Campini. Ridisegnò la Sala delle Statue, alla sommità della scalinata che sale dall’atrio, successivamente arricchite con i busti di bronzo del commediografo bresciano Rovetta e di Giuseppe Verdi.
Nel 1894 il ridotto venne ritoccato dal Tagliaferri, che 'rifece l’antico', come usava all’epoca: egli aggiunse specchiere, putti in gesso opera del Gusneri e statue affrescate opera dello Schermini.

Nel 1912 il teatro viene riconosciuto come monumento nazionale con atto di vincolo del 22 marzo.
Nel 1914 l'atrio venne decorato dal pittore bresciano Cresseri con due grandi affreschi monocromi dedicati alla tragedia ed alla commedia.
Nel 2002 venne aggiunto, alla Sala delle Statue, il terzo busto di bronzo raffigurante il pianista bresciano Arturo Benedetti Michelangeli, in occasione del settimo anniversario della morte dell’artista. Sempre in sua memoria, ogni anno in teatro ha luogo il famoso festival pianistico internazionale che da sempre richiama l'attenzione degli appassionati di tutto il mondo.

La Società del Teatro Grande venne istituita nel 1911 ed è di fatto l’organo amministrativo e rappresentativo del Teatro.
Attualmente iscritta come società semplice, è composta dai proprietari dei palchi, e viene rappresentata legalmente dalla Deputazione, organo formato da cinque membri: due eletti dall’Assemblea dei Soci, due nominati dal Comune di Brescia ed uno dall’Amministrazione Provinciale.

 

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